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Comunica - Dicembre 2002
 
 

L'editoriale
di Ettore Tazzioli

Quando Torino scese a Modena
in ricordo di Gianni Agnelli
Mi è capitato più volte, occupandomi di economia e di imprese, di raccogliere discorsi o battute verso la Fiat e verso Agnelli. In una terra di aziende medie e piccole, non sempre gli umori o il sentire comune verso l'unica grande impresa del Paese e verso il suo condottiero erano positivi. Assieme ai tanti motivi di critica che i piccoli imprenditori hanno verso le disattenzioni e le inadempienze dei pubblici poteri, si associava spesso un certo risentimento per la corsia preferenziale riservata alla Fiat. Mi va di ricordarlo in un momento in cui la scomparsa del primo imprenditore italiano ha accomunato tutti nel cordoglio e nel riconoscimento della sua opera. Tutto è stato detto e scritto dopo la scomparsa di Gianni Agnelli. Non per una ricerca forzata di originalità, ma in questi giorni potrebbe essere utile, più dei ricordi e dei frammenti su questa o quella visita di Agnelli, una riflessione sul ruolo suo e della Fiat nella storia di Modena. "Questa città rappresenta tanto per me" ebbe a dire in più di un'occasione.

Non era cortesia di maniera. All'Accademia militare studiò suo nonno che, come altri in quegli anni, dopo aver fatto gli ufficiali tentavano la sorte come imprenditori. "Mio nonno la tentò nei motori, con successo" diceva Agnelli. L'altro legame forte è la Ferrari: l'acquisizione battendo la Ford, il rapporto col Drake, gli anni di silenzioso sostegno senza vittorie, quelli esaltanti della rivincita di Montezemolo. Poi c'è un terzo legame, meno indagato, ma di enorme importanza per noi. "Modena rappresenta un momento decisivo di una delle più importanti attività della Fiat" ricordò Agnelli nella suo intervento all'assemblea dell'Associazione industriali, nel teatro Comunale di Carpi nel giugno 1998. "La Fiat nel comparto trattori è, in termini relativi, più grande di quanto non sia nel campo delle automobili o degli autocarri".

Ecco, qui sta il punto e il nostro piccolo tentativo di una riflessione originale, suggerita dalle parole dello tesso Agnelli. Modena non sarebbe quella che è se non si fosse insediata qui la Fiat trattori, fecondando il territorio, affermando il passaggio all'industria, arricchendo con un grande volano l'intraprendenza di queste terre. La decisione risale al 23 gennaio 1928, quando Torino stabilì di aprire a Modena l'Oci-Fiat, trasferendo qui tutta la produzione di trattori. E' in quegli anni che cambia il nostro dna, facendo decollare l'industria e costituendo la base stabile della nuova frontiera manifatturiera che porterà Modena alla posizione di preminenza che oggi conosciamo. È il forte insediamento Fiat trattori che "traghetta" la nostra industria alla fase del boom, garantendo continuità mentre cessano le grandi imprese della prima industrializzazione, incapaci di resistere al venir meno delle commesse belliche. E ancora è principalmente dalla Fiat trattori che escono quelle maestranze specializzate che, mettendosi in proprio, allargheranno la base produttiva con nuove imprese. Lavorare per la Fiat ha significato, per molti, crescere e consolidarsi. Poi, con la selezione che è naturale, chi ha saputo proseguire ha trovato autonomia e altri spazi, rompendo il cordone ombelicale con la fabbrica-madre. L'indotto di Fiat trattori ha alimentato a lungo un settore meccanico sempre più importante, mentre lo stesso Gianni Agnelli decideva (siamo nel 1975) di trasferire a Modena la direzione. Oggi, col colosso Case-New Holland siamo in un'altra dimensione e attorno allo stabilimento modenese c'è una presenza industriale che prescinde largamente dalle sorti dello stabilimento di via Pico della Mirandola. Tutto vero: resta il fatto che siamo quello che siamo, dal punto di vista industriale, perché in mezzo ad un territorio agricolo la Fiat decise, 70 anni fa, di trasferire una grande fabbrica. Ci fermiamo qui: il piccolo tributo in morte di Giovanni Agnelli altro non è che uno stimolo a leggersi un po' di storia. Serve per capire meglio da dove veniamo. E a interrogarsi con più equilibrio sulle strade che abbiamo davanti.

 

 

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