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L'editoriale
di Ettore Tazzioli
Quando
Torino scese a Modena
in ricordo di Gianni Agnelli
Mi è capitato più volte, occupandomi
di economia e di imprese, di raccogliere discorsi o
battute verso la Fiat e verso Agnelli. In una terra
di aziende medie e piccole, non sempre gli umori o il
sentire comune verso l'unica grande impresa del Paese
e verso il suo condottiero erano positivi. Assieme ai
tanti motivi di critica che i piccoli imprenditori hanno
verso le disattenzioni e le inadempienze dei pubblici
poteri, si associava spesso un certo risentimento per
la corsia preferenziale riservata alla Fiat. Mi va di
ricordarlo in un momento in cui la scomparsa del primo
imprenditore italiano ha accomunato tutti nel cordoglio
e nel riconoscimento della sua opera. Tutto è
stato detto e scritto dopo la scomparsa di Gianni Agnelli.
Non per una ricerca forzata di originalità, ma
in questi giorni potrebbe essere utile, più dei
ricordi e dei frammenti su questa o quella visita di
Agnelli, una riflessione sul ruolo suo e della Fiat
nella storia di Modena. "Questa città rappresenta
tanto per me" ebbe a dire in più di un'occasione.
Non era cortesia di maniera. All'Accademia militare
studiò suo nonno che, come altri in quegli anni,
dopo aver fatto gli ufficiali tentavano la sorte come
imprenditori. "Mio nonno la tentò nei motori,
con successo" diceva Agnelli. L'altro legame forte
è la Ferrari: l'acquisizione battendo la Ford,
il rapporto col Drake, gli anni di silenzioso sostegno
senza vittorie, quelli esaltanti della rivincita di
Montezemolo. Poi c'è un terzo legame, meno indagato,
ma di enorme importanza per noi. "Modena rappresenta
un momento decisivo di una delle più importanti
attività della Fiat" ricordò Agnelli
nella suo intervento all'assemblea dell'Associazione
industriali, nel teatro Comunale di Carpi nel giugno
1998. "La Fiat nel comparto trattori è,
in termini relativi, più grande di quanto non
sia nel campo delle automobili o degli autocarri".
Ecco, qui sta il punto e il nostro piccolo tentativo
di una riflessione originale, suggerita dalle parole
dello tesso Agnelli. Modena non sarebbe quella che è
se non si fosse insediata qui la Fiat trattori, fecondando
il territorio, affermando il passaggio all'industria,
arricchendo con un grande volano l'intraprendenza di
queste terre. La decisione risale al 23 gennaio 1928,
quando Torino stabilì di aprire a Modena l'Oci-Fiat,
trasferendo qui tutta la produzione di trattori. E'
in quegli anni che cambia il nostro dna, facendo decollare
l'industria e costituendo la base stabile della nuova
frontiera manifatturiera che porterà Modena alla
posizione di preminenza che oggi conosciamo. È
il forte insediamento Fiat trattori che "traghetta"
la nostra industria alla fase del boom, garantendo continuità
mentre cessano le grandi imprese della prima industrializzazione,
incapaci di resistere al venir meno delle commesse belliche.
E ancora è principalmente dalla Fiat trattori
che escono quelle maestranze specializzate che, mettendosi
in proprio, allargheranno la base produttiva con nuove
imprese. Lavorare per la Fiat ha significato, per molti,
crescere e consolidarsi. Poi, con la selezione che è
naturale, chi ha saputo proseguire ha trovato autonomia
e altri spazi, rompendo il cordone ombelicale con la
fabbrica-madre. L'indotto di Fiat trattori ha alimentato
a lungo un settore meccanico sempre più importante,
mentre lo stesso Gianni Agnelli decideva (siamo nel
1975) di trasferire a Modena la direzione. Oggi, col
colosso Case-New Holland siamo in un'altra dimensione
e attorno allo stabilimento modenese c'è una
presenza industriale che prescinde largamente dalle
sorti dello stabilimento di via Pico della Mirandola.
Tutto vero: resta il fatto che siamo quello che siamo,
dal punto di vista industriale, perché in mezzo
ad un territorio agricolo la Fiat decise, 70 anni fa,
di trasferire una grande fabbrica. Ci fermiamo qui:
il piccolo tributo in morte di Giovanni Agnelli altro
non è che uno stimolo a leggersi un po' di storia.
Serve per capire meglio da dove veniamo. E a interrogarsi
con più equilibrio sulle strade che abbiamo davanti.
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